Proverbi piemontèis/d

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Sapiensa antica dël pòpol piemontèis
Copertin-a

Francesco Torniello da Novara Letter D 1517.png

Contnù

D[modifiché]

  1. ...dël pento = "del pettine": di scarso valore, malfatto, non all'altezza.
  2. Da coj ch'a rijo mai, stà lontan come dai guài = "Da quelli che non ridono mai, sta lontano come dai guai".
  3. Dà d'intende che j'aso a volo = "Fa credere che gli asini volino".
  4. Da Dio a-i ven le grassie, da noi le disgrassie = "Da Dio vengono le grazie, da noi le disgrazie".
  5. Da doi sapienton a peul nassje në stupid = "Da due sapientoni può nascere uno stupido".
  6. Da giovo a's mangia la moleja, da vej la crosta = "Da giovani si mangia la mollica, da vecchi la crosta".
  7. Da la ca as conòss ël padron = "Da la casa se ne conosce il padrone".
  8. Da la ca dël travaj a scapo la miseria e la malinconìa = "La miseria e la malinconia fuggono dalla casa del lavoro".
  9. Da la fàcia as conòss ël vissi = "Dalla faccia si conosce il vizio".
  10. Da la fomna ch'a bëstëmmia tente al largh = "Tieniti al largo da la donna che bestemmia".
  11. Da l'abitùdine 'd giuré a-j nass ij busiard = "È dall'abitudine a giurare che nascono i bugiardi"
  12. Da l'erbo as conoss ij frut = "Dall'albero si conosce il frutto".
  13. Da mar sal e da la fomna mal = "Dal mare sale e dalla donna male".
  14. Da 'n gram afé, pì as seurt ampressa e mej a l'é = "Da un cattivo affare, più si esce alla svelta e meglio è".
  15. Da 'n sach ed carbon a-j seurt nen ëd farin-a = "Da un sacco di carbone non esce farina".
  16. Da na bruta suca as taja 'd bele stele = Da un brutto ceppo si tagliano belle scheggie".
  17. Da pijesse con le mòle = "Da prendersi con le molle", da considerarsi con riserva, con discernimento, perché non se ne può esserne completamente sicuri.
  18. Da San Martin a Natal, chi ch'a l'é pòver a sta mal = "Da San Martini a Natale chi è povero sta male".
  19. Da San Martin ël mòst a l'é vin = "Da San Martino il mosto è vino".
  20. Da Sant'Antòni fé Sant'Antonin = "Da Sant'Antonio fare Sant'Antonino", ridurre rispetto alle previsioni" .
  21. Da un tantin fene vnì un tanton = Da un tantino farne venire un "tantone', un'esagerazione.
  22. Da vende e da pende = "da vendere e da appendere": in abbondanza, fin che se ne vuole, e ne avanza ancora.
  23. Da viv le buele ant ël còrp, da mòrt ël còrp ant le buele = "Da vivo le budella nel corpo, da morto il corpo nelle budella", il destino del maiale.
  24. Dabon! = Esclamazione che equivale a davvero!
  25. Dagné come 'n cavagn = "Perdere come un cesto". Far acqua da ogni parte.
  26. Dai cop an giù = "Dai tetti in giù". Sino all'estremità di una casa l'uomo può intervenire, proprio perché è opera sua. Al contrario, per tutto ciò che sta al di sopra del tetto ci si affida alla mano della Provvidenza o del Divino.
  27. Dai quaranta an là o ch'a fà mal sì o ch'a fà mal là = " Dai quaranta in poi o che fa male qui o che fa male là".
  28. Dai traditor as s'é nen podusse guardé gnanca Nosgnor = "Dai traditori non se n'é potuto guardare neanche il Signore" .
  29. Daje andrinta! = "Dacci dentro!" per stimolare a lavorare con il massimo impegno.
  30. Daje da l'àuta che-sì a-i é mach ëd pàuta = "Passa dall'altra che qui c'è soltanto del fango". Cambia rotta, gira al largo che qui trovi terreno difficile, non si passa, non puoi spuntarla!
  31. Daje dël ti al diav e butlo fòra 'd ca = "Dagli del tu al diavolo e mettilo fuori da casa".
  32. Daje mach ëd goma = cancellalo con decisione.
  33. Daje 'n taj! = Falla breve!
  34. Daje ne un caoss al can ch'at ven danans, ma tirte an là ti, ch'it lo s-ciàire = "Non dare un calcio al cane che ti cammina davanti, ma tirati in là che tu lo vedi".
  35. Dàjla tuta la ran-a = "Dagliela tutta la rana". Accontentalo e falla finita una volta per tutte.
  36. Dal beu davanti, dal caval daré e da la fomna da tute le part = "Dal bue davanti, dal cavallo dietro e dalla donna da tutte le parti".
  37. Dal fré toca nen, da lë spessiari tasta nen e dal picapere guarda nen = "Dal fabbro non toccare, dal farmacista non assaggiare e dallo spaccapietre non guardare".
  38. Dal fré toca nen, da lë spessiari tasta nen, dal picapere guarda nen = "Dal fabbro non toccare, dal farmacista non assaggiare, dallo scalpellino non guardare".
  39. Dal mul sté tre pass lògn dal cul = "Dal sedere del mulo stagli lontano tre passi", a distanza di sicurezza, perché scalcia!
  40. Dame 'd feu ti ch'it nas = "Dammi del fuoco tu che ne hai", per dileggiare uno dal naso grosso.
  41. Damlo mòrt = "Dammelo morto", ride bene chi ride l'ultimo.
  42. D'antàn = di una volta, del passato.
  43. Darmagi = Che peccato!
  44. Date n'andi! = Sbrigati, non poltrire!
  45. Dcò ij can cit, dnans a sò uss, as sento gross = "Anche i cani piccoli, di fronte alla porta di casa propria, si sentono grossi".
  46. Dé ‘n càuss ant na pera = Dare un calcio in una pietra. Si soffre quando si fallisce in un'impresa.
  47. Dé ‘n papaver = Dare un papavero. Dare uno schiaffo.
  48. Dé an sël nas = Dare fastidio.
  49. Dé 'd babòrgne da borich = "Dare delle busse da asino", chi picchia di santa ragione.
  50. Dé 'd patele ant la saraca = "dare botte nell'acciuga": fare economia fino all'osso. Per non mangiare solo pane, si appende al soffitto con un filo una acciuga e gli si batte contro con un pezzo di pane, che prende qualche microscopico frammento di acciuga. Finché questa dura non se ne mette un'altra.
  51. Dé da ment = "dare da mente": dare retta, ascoltare.
  52. Dé dël cul (sla pera) = "dare del culo (sulla pietra)": fare fallimento. Segue (alla lettera) da una vecchia legge piemontese in materia di fallimento.
  53. Dè dël nas ant në strons = perdere il bene per cercare il meglio.
  54. Dé dël nas = subire un rovescio.
  55. Dè d'euj = dare un occhio, accudire amorevolmente.
  56. Dé dla testa 'nt la muraja = "Dare di testa contro il muro". Scontrarsi con un ostacolo insormontabile, la cui difficoltà era stata sottovalutata.
  57. Dé dle ghinghe an sël nas = dare buffetti sul naso a qualcuno.
  58. Dé dlë sgnor = "Dare del signore", dare del voi.
  59. Dé feu a la min-a = "Dare fuoco alla miccia". Scatenare aspri contrasti o litigi; dare inizio a una situazione movimentata, innescare un meccanismo inarrestabile.
  60. Dé ij nùmer = "Dare i numeri".
  61. Dé ij pont dël saba = Dare i punti del sabato. "Cucire in fretta e male" e che viene genericamente attribuito ad un qualunque lavoro eseguito male.
  62. Dé jë dné a bàila = scialare, buttare i denari.
  63. Dé 'l bleu (a quaidun) = "dare il blu (a qualcuno)": lasciare, abbandonare, mollare - solo riferito a persona.
  64. Dé 'l lard a goerné al gat = "Dare il lardo da sorvegliare al gatto".
  65. Dé 'l pan con la balestra = Dare il pane con la balestra. Una persona che agisce in maniera generosa ma sgraziata, oppure che fa favori con malanimo.
  66. Dé 'l sach = "Dare il sacco", invitare ad andarsene, licenziare.
  67. Dé la benedission con ël manich ëd la ramassa = "Dare la benedizione con il manico della scopa".
  68. Dé la fèja an guardia al luv = "Dare la pecora in guardia al lupo". Di solito non si affida un tesoro a un ladro...
  69. Dé la fuga = "dare la fuga": mettere in fuga. Più che una frase idiomatica, questa è una particolarità di sintassi.
  70. Dé la pignata an goerna al gat = "dare la pentola da sorvegliare (in sorveglianza) al gatto": andare nella bocca del lupo, fidarsi di chi è inaffidabile.
  71. Dé la tantara = dare lo spunto a un attacca-bottoni, un chiacchierone noioso.
  72. Dé l'andi a la balansa = Dare una spinta alla bilancia. Chi prende un'iniziativa che una volta avviata non si potrà arrestare.
  73. Dé le feje a goerné al luv = "Dare le pecore in custodia al lupo".
  74. Dé man a cheicòs = iniziare a fare qualcosa.
  75. Dé man a la corona = Dare mano alla corona. Quando ci si rassegna si finisce talvolta per affidarsi alle preghiera, magari recitando il rosario...
  76. Dé na gucia për avèj un pal ëd fer = Dare un ago per avere un palo di ferro. Cercare di ottenere un grosso beneficio in cambio di poco.
  77. Dè na socrolada dòp d'avèj pijà le bòte = "Dare una scrollata dopo aver preso le botte".
  78. Deje d'euli 'd gomo = lavorare sodo.
  79. Deje 'l pan tajà = "Dargli il pane già affettato", facilitare il lavoro a qualcuno.
  80. Deje la gucia anfilà = "Dargli l'ago infilato", quando si facilita il lavoro ad un altro.
  81. Deje la zampa dël babi a un = Entrare nelle grazie di qualcuno.
  82. Deje 'n drinta = "Darci dentro", impegnarsi con buona lena".
  83. Deje 'n taj = "Dargli un taglio", quando è necessario essere più concisi.
  84. Deje na trabocà = Dargli uno scossone (finché trabocca).
  85. Deje n'andi = "Darsi una mossa", sbrigarsi.
  86. Dèjla dossa = "Dagliela dolce", dolcemente, delicatamente.
  87. Déjla për ël bél temp = "dargliela per il bel tempo": agire spensieratamente, pensare a divertirsi, farsela bene.
  88. Dël caram ëd j'àutri coreje larghe = (col cuoio degli altri facciamo cinghie larghe".
  89. Dësbela! = Birichino.
  90. Dësbotonesse la gipa = "Sbottonarsi la casacca", prodigarsi, darsi da fare, impegnarsi.
  91. Dëscheurve j'autarin = "Scoprire gli altarini", trovare e far conoscere ciò che una persona nasconde.
  92. Dëscheurve n'autar për cheurvne n'àutr = "Scoprire un altare per coprirne un altro" (pagare un debito contraendone un altro).
  93. Dëscheurve n'àutar për cheurvne n'àutr = "Scoprire un altare per coprirne un altro", contrarre un debito per saldarne uno precedente, ma anche risolvere un problema mettendosi in una situazione altrettanto problematica.
  94. Dësciolte (o Dëss-ciolte)! = Sbrigati! Rivolto a qualcuno che sta perdendo tempo o si sta attardando
  95. Dëscore 'd Tara Manara = "Discorrere di Tara Manara". Dalla filastrocca: "Tòni Baròni a l'avia na fifa, Ciucio Bërlucio a la vorìa; Tòni Baròni a vorìa nen dejla, Ciucio Bërlucio a vorìa robejla; Tòni Baròni a l'avia rason, Ciucio Bërlucio a l'é andàit an përzon", parlare di cose astratte per tenere qualcuno a bada.
  96. Dëscute 'd l'ombra dl'aso = "Discutere dell'ombra dell'asino".
  97. Dësdavané la marela = "Disfare la matassa", dare sfogo alle ciance, finendo per parlare troppo di qualcosa o di qualcuno.
  98. Dësgenà = Persona disinvolta più che impertinente.
  99. Dësgrassià col ch'a l'ha da manca dj'àutri = "Disgraziato chi ha bisogno degli altri".
  100. Dësgropte! = Sbrigati!
  101. Dësquaté ij patarass = "Scoprire i cenci": scoprire i segreti, le cose nascoste.
  102. Desse 'd croata = Darsi di cravatta, un comportamento più o meno volontariamente altezzoso, attraverso un modo di vestirsi elegante.
  103. Desse 'd sagna = vantarsi, 'i fas nen për deme ’d sagna', non faccio per vantarmi.
  104. Désse d'ardriss = "darsi di raddrizzamento": darsi da fare, ripartire nella giusta direzione, impegnarsi nuovamente con decisione, sbrigarsi.
  105. Desse la sapa an sij pé = darsi la zappa sui piedi.che significa "fare il proprio danno senza volerlo" proprio come chi accidentalmente finisce di colpire con l'attrezzo mentre sta lavorando la terra.
  106. Dëstaché ij quàder = "Staccare i quadri", incollerirsi, o pulirsi il naso con le dita.
  107. Dëstërtojte = Slegati, datti una mossa!
  108. Deurbe 'l lìber = "Aprire il libro", "fare il punto di una situazione troppo a lungo subita.
  109. Deurme a la bela stèila = "Dormire alla bella stella", la "bella stella" non è il nome di un hotel, ma "sotto le stelle", all'aria aperta.
  110. Deurme con j'euj duvert come la levr = "Dormire con gli aperti come la lepre". Vigilare, stare all'erta.
  111. Deurme fin ch'a canta la vaca = "Dormire fin che canta la mucca".
  112. Dì bif e baf = "Dire bif e baf", parlare sboccatamente, senza ritegno.
  113. Dì che 'd nò = "dire che di nò": dire di nò. Più che una frase idiomatica, questa è una particolarità di sintassi.
  114. Dì che 'd sì = "dire che di sì": dire di si. Più che una frase idiomatica, questa è una particolarità di sintassi.
  115. Dì 'l Pater ëd la sùmia = "Recitare il Padre Nostro della scimmia", brontolare.
  116. Dì na còsa a chiel lì a l'é coma buté n'aso a fé sòche = "Dirgli una cosa è come mettere un asino a fare zoccoli".
  117. Dì s-ciancà e plà = "Dire strappato e pelato", dire in modo brusco, franco e brutale.
  118. Dì tut fòra che bravòm = "Dire tutto eccetto che brav'uomo", caricare di insulti. Anche: Carié 'd miserie; Dì l'ira dë Dio; Dine quatr bin tësurà; Vomité feu e fiame; Dé 'd tìtoj.
  119. Dij matt piora, dij cioch rij = "Piangi dei matti, ridi degli ubriachi".
  120. Dij sò as veul dì, ma nen sente dì = "Dei parenti si vuol dire, ma non sentir dire".
  121. Dije a na fomna ch'a l'é bela, e 'l diav a-j lo arpet set volte = "Digli ad una donna che è bella, e il diavolo glielo ripete sette volte".
  122. Dije bela fija a 'n frà = Dire "Bella ragazza" a un frate = Parlare a chi non ascolta perché è la persona sbagliata.
  123. Dil mamlin = Dito mignolo. È quello che svela alla mamma le malefatte, il dito più piccolo e più indifeso della mano. Viene utilizzato in modo simpatico e innocente per ottenere il perdono dopo le marachelle.
  124. Dime chi a taca lite e it dirai chi ch'a l'ha rason = "Dimmi con chi attacchi lite e ti dirò chi ha ragione".
  125. Dine da pende = "Dirne da appendere", dirne di tutti i colori, ingiuriare, offendere pesantemente.
  126. Diniguarda... = Dio ce ne guardi.
  127. D'invìdia a-i na j'é na preus fin-a ant l'òrt dël parco = "£D'invidia ce n'é una striscia coltivata anche nell'orto del parroco".
  128. Dio a feriss mai con doe man = "Dio non ferisce mai con due mani".
  129. Dio a giuta tre sòrt ëd gent; fòj, cit e cioch = "Dio aiuta tre tipi di persone: matti, bambini ed ubriachi".
  130. Dio a manda 'l frèid a sconda dël mantel = "Dio manda il freddo secondo il mantello che si ha".
  131. Dio 'm libera da 'n cativ avzin e da un ch'a 'mpara a soné 'l violin = "Dio mi liberi da un cattivo vicino e da uno che impara a suonare il violino".
  132. Dio t'agiuda! = "Dio ti aiuti", si augura a chi starnutisce.
  133. Dio veuja = Voglia il cielo!
  134. Dis Gasprin fa nen ël fòl con toa stringa antorn al còl = "Gasparino non fare lo sciocco con la tua cappio intorno al collo", Attento a non combinare guai.
  135. Disme con chi 't vas, e it dirai lòbn ch'it fas = "Dimmi con chi vai e ti dirò quel che fai".
  136. Diso a ti, fija, përchè a senta toa madòna = "Dico a te, figlia, perchè senta tua suocera".
  137. Disputé 'd l'ombra 'd l'aso = "Discutere dell'ombra dell'asino".
  138. D'istà ten lontan le fomne e ij can anrabià = "D'estate tieni lontane le donne e i cani rabbiosi".
  139. Distissà 'l lum, le fomne a son tute j'istesse = "Spenta la luce, le donne sono tutte le stesse".
  140. Divide ij cuciar = "Dividere i cucchiai", stare per divorziare.
  141. Dlicà come n'erpi fra = "Delicato come un erpice ferrato", una persona dai modi di fare rozzi e grossolani.
  142. Dl'òca mangg-ne pòca = "Di oca mangiane poca".
  143. Dnans ëd trové da dì a j'àutri goardomse noi = "Prima di trovare da dire agli altri guardiamo noi stessi".
  144. Dné e amicissia a rompo 'l còl a la giustissia = "Denaro e amicizia rompono il collo alla giustizia".
  145. Dné paga e 'l caval a tròta = "Denaro paga e il cavallo trotta", una bella mancia smuove tutti gli svogliati.
  146. Doe cassaròle sël feu a veulo dì festa, ma doe fomne 'nt na ca, granda tempesta = "Due pentole sul fuoco vogliono dire festa, ma due donne in casa gran tempesta".
  147. Doe fomne e n'òca a fan un mërcà = "Due donne e un oca fanno un mercato".
  148. Doe nos ant un sach e doe dòne ant na ca a fan un bel fracas = "Due noci in un sacco e due donne in una casa fanno un bel fracasso".
  149. Doe sorele da marié ant na ca, s'a j'é nen ël diav a-i va = "Due sorelle da sposare in una casa, se non c'è il diavolo, ci va".
  150. Doi bei euj a fan na bela fomna = "Due begl'occhi fanno una bella donna".
  151. Doi da piche = "Due di picche", persona di poco conto, senza valore.
  152. Doi dì a gòd l'òm la soa metà: ël dì ch'as la pija e 'l dì ch'as na va = Due giorni gode l'uomo la sua metà: il giorno che la prende e il giorno che se ne va".
  153. Doi dì ëd vin a son un càuss al dotor (o al médich) = "Due dita di vino sono un calcio al dottore".
  154. Doi gaj s'un gioch a stan nen bin = "Due galli in un pollaio non stanno bene".
  155. Doi gat e 'n rat, doi can e n'òss, e doe fomne ant na ca a van mai d'acòrdi = Due gatti e un topo, due cani e un osso e due donne in casa non vanno mai d'accordo".
  156. Doi onse 'd mama a fan guarì papà = "Due once di mamma fan guarire papà".
  157. Dolor confidà goarì për metà = "Dolore confidato guarito per metà".
  158. Dolor confidà, guarì për metà = "Dolore confidato, guarito per metà".
  159. Dolor ëd ghëmmo e 'd fomna mòrta a dura da l'uss fin-a a la pòrta = "Dolore di gomito e dolore per la moglie morta durano dall'uscio fino alla porta"
  160. Dolor ëd testa a veul mangé, dolor ëd pansa a veul canté = "Dolore di testa vuol mangiare, dolore di pancia vuole cantare".
  161. Doman a fiòca! = "Domani nevica!". Questa espressione viene usata ogni qualvolta si è in presenza di un evento raro, di un fatto eccezionale.
  162. Domse n'andi fieuj! = "Diamoci una mossa, ragazzi!".
  163. Dòna gelosa, cavala ombrosa = "Donna gelosa, cavalla ombrosa".
  164. Dòna giovo sposà a 'n vecc a l'ha fiolansa fin al tecc = Donna giovane sposata a un vecchio ha figliolanza fino al tetto".
  165. Dòna grosa, un pé ant la fòssa = "Donna grossa un piede nella fossa".
  166. Dòp esse falì tuti a san lòn ch' andasìa fàit = "Dopo essere falliti tutti sanno ciò che doveva essere fatto".
  167. Dòp Napoleon gnanca ij proverbi a son pì nen bon = "Dopo Napoleone nemmeno i proverbi sono più buoni".
  168. Dotor ëd la Sorbon-a = Dottore della Sorbona. Il detto nasce in senso spregiativo per indicare tutti quelli sputasentenze, pieni di prosopopea, che potevano avere l'apparenza e non certo la sostanza dei colti laureati della Sorbona.
  169. Dov' a-i é 'd fomne e d'òche le paròle a son nen pòche = "Dove vi sono donne e oche, le parole non sono poche".
  170. Dov' a-i é 'd pan e 'd vin, a së stà già bin = "Dove c'è del pane e del vino si sta già bene".
  171. Dov' a-i é gnente, ël rè a perd ij sò dirit = Dove non c'è niente, il re perde i suoi diritti".
  172. Dov' a-i é tanti ch'a comando, le còse a van com a peulo = "Dove vi sono tanti che comandano, le cose vanno come possono".
  173. Dov' a-i manca la rason a serv a gnente fé question = Dove manca la ragione, serve a nulla litigare".
  174. Dov' a-i va nen l'eva a-i veul la sapa = "Dove non va l'acqua ci vuole la zappa".
  175. Dovèj balé, o dovèj balela = "Dover ballare, o doverla ballare" (inevitabilmente dobbiamo morire).
  176. Dovèj fé 'l bòja e l'ampicà = "Dovere fare il boia e l'impiccato",seguire contemporaneamente due occupazioni diverse, soprattutto se contrastanti.
  177. Dovré 'l tupin ëd l'amel = "Usare il pignattino del miele", chi sa usare le buone maniere.
  178. Dovré la zampa dël gat = Togliere le castagne dal fuoco.
  179. Drit come le gambe d'un sòp = "Dritto come le gambe di uno zoppo", ironicamente: è storto!
  180. Drit come na candèila = Dritto come una candela. Di solito si fa riferimento ad un anziano che, a dispetto dell'età, riesce a camminare dritto come una candela, senza risentire per nulla del peso degli anni.
  181. Drit come na còrda an sacòcia = "dritto come una corda in tasca": storto!
  182. Drit dël forn = Diritto del forno. Il diritto medievale delle ius primae noctis, che indica il diritto di un signore feudale di trascorrere, in occasione del matrimonio di un proprio servo della gleba, la prima notte di nozze con la sposa.
  183. Drito 'd Vanchija = "Dritto di Vanchiglia", furbastro.
  184. Drogant da pan e formagg = "Ladruncolo da pane e formaggio", un delinquente da poco.
  185. Dròlo come un ciochin ëd bòsch = "Bizzarro come un campanello di legno", chi si dimostra strano, bizzarro ma allo stesso tempo divertente.
  186. D'un dil fene 'n ras = "Di un dito farne un raso", amplificare esagerando.
  187. D'un sant'Antòni fé 'n piston = "Di un Sant 'Antonio fare un questuante", ridurre la propria opera, iniziata con ambizioso intento, ad un'inezia.
  188. D'una brossëtta fene un bubon = Di una pustola farne un bubbone. esagerare la realtà dei fatti probabilmente per ottenere un tornaconto personale.
  189. Dur come n'Artaban = "Duro come un Artabano", una persona coraggiosa, superba, altera.
  190. Dur come un ratabach = "Duro come una barbabietola bianca", testa di rapa!
  191. Dur con dur as fà gnun mur = "Duro con duro si costruisce nessun muro". Si riferisce in modo evidente a coloro che, non trovando un accordo, non arriveranno ad un risultato.
  192. Duré da Natal a San Stevo = "Durare da Natale a Santo Stefano", una cosa.che ha una durata breve, magari di un giorno soltanto.
  193. Dventé ross coma 'n pito = "diventare rosso come un tacchino", arrossire.