Rino Serra/Le fior dël mal/Prefassion

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Prefassion[modifiché]

Presentazione[modifiché]

PRESENTAZIONE

Le mansioni di un assessore comunale, come nella vita normale, comportano un alternarsi di preoccupazioni, problemi e soddisfazioni. Nella categoria delle soddisfazioni è da iscrivere questa mia presen- tazione di un lavoro di un poirinese, soprattutto considerando che ciò avviene per la seconda volta in un anno, dopo la pubblicazione di "una unità di campagna" di Sandro Crivello e Don Antonio Bellezza. L'amministrazione comunale è oltremodo felice di patrocinare questo lavoro del nostro poeta, ringraziandolo perché traduce opere famose in piemontese (sappiamo che presto arriveranno altre traduzioni), perché coglie l'attimo della vita poirinese trasportandolo nelle sue poesie, portando il nome della nostra Poirino tra i cultori della lingua piemontese e nei concorsi di poesia, dove invariabilmente viene premiato. Lo ringraziamo perché investe nella sua passione degli euro che forse recupererà o forse no, (il costo della stampa è a suo carico) e lo ringraziamo perché Rino Serra è "la biblioteca"; ama quel luogo fisico dove ha raccolto, catalogato e archiviato cinquemila fotografie della storia poirinese, dove si discute e si infervora appassionatamente su un accento o una desinenza della lingua piemontese con il professor Carlo Ellena od altri appassionati. Dove magari accusa con benevola cocciutaggine il povero assessore alla cultura del momento di non fare abbastanza per le tradizioni locali. Nonostante ciò, anzi grazie a ciò, chiedo a Rino di continuare così, fiero della piemontesità, perché il suo seminare non andrà perso e personalmente lo dimostro salutandolo a modo suo:

ARDÌ MÈ AMIS

Giorgio Miletto Assessore alla cultura

PREFAZIONE[modifiché]

Charles Baudelaire (1821-1867) è, in Europa, uno degli autori più studiati e più tradotti. Molte le traduzioni in Italia, ma nessuna, almeno così ci consta, nelle lingue regionali. Alla traduzione in piemontese della sua opera Les Fleurs du Mal, si cimenta Rino Serra, Rino dij Sera: un impegno difficile e complesso, arduo come attraversare una montagna. Ci vuole una affilata conoscenza del testo francese, un confronto con le traduzioni italiane, e bisogna padroneggiare molto bene la lingua piemontese, per riuscire a piegarla a tutte le occorrenze linguistiche, con le sue sfumature, i suoi significati più reconditi, la musicalità, il ritmo, l'asprezza e la dolcezza, la disperazione delle parole.

Tradurre oggi in piemontese Baudelaire, non è una operazione che concorra alla conoscenza dell'opera in sé, ma piuttosto un mezzo per saggiare le possibi- lità della nostra "piccola" lingua piemontese, a trasmetterci pensieri, emozioni, abissi di pensiero. E Rino Serra, con questa traduzione, ci dimostra di saper padroneggiare molto bene il piemontese, di possedere un lessico che non è soltanto quello del parlar quotidiano.

"Tu rappelles ces jours blancs, tièdes et voilé,/ Qui font se fondre en leures les coers ensorcelés,/ Quand, agités d'un mal inconnu qui les tord,/ Les nerfs trop évéillés raillent l'esxprit qui dort", versi stupendi che in piemontese Serra ce li porge così: "Ti 't arcòrde coj di bianch, tëbbi e velà,/ Ch'a san fé fonde 'n pior ij cheur anciarmà,/ Cand dal mal sconossù ch'a-j tòrs, a son agità, / Ij nerv dësvij dlë spirit ch'a deurm fan na rijà". E per "La beauté", "La bellezza", "La blëssa": "Mes yeux, mes larges yeux aux clartés éternelles!", non rende male il piemontese: "Ij mè euj, ij mè largh euj da l'etern s-ciandor". O ancora per De profundis clamavi : "I ciamo toa pietà. Ti, l'ùnich mè amor,/ Dal fond ëd l'abiss ëscur doa mè cheur a l'é drocà./A-i é n'univers nèch da l'orisont ëd piomb marcà,/Doa 'nt la neuit a novo la bëstëmmia e l'oror/... Mentre la marela dël temp a va dësdavanesse!". Sono soltanto due o tre esempi che ho preso qua e là, per dire che la traduzione in piemontese è possibile e regge. Accingendosi alla traduzione in italiano de I fiori del male un grande francesista come Mario Bonfantini scriveva: "Quanto alla traduzione, dirò che non senza tremore mi accingo ad esporre al pubblico, dopo tanti anni di quasi segreto travaglio, questi frutti del mio pertinace amore della poesia..". Ma Bonfantini sentiva su di sé la responsabilità di dare agli italiani "una sufficiente idea oltreché del senso, del ritmo, del colore, del sapore e fin dell'odore della poesia". La traduzione in piemontese che invece ci regala Rino Serra ha anche il sapore del gioco, della scommessa o della sfida. Ha comunque ricalcato la forma metrica e la rima, dimostrando, se mai ce ne fosse bisogno, che per tradurre poesia, bisogna possedere dentro la voglia, il desiderio di poesia. Un po' lisciandosi barba e baffi, Rino Serra, traducendo le Fleurs in piemontese, ci invita, ci invoglia a leggere, a rileggere questo grande poeta universale.

Albina Malerba